sabato 16 dicembre: Wanna Riot + Jury Rig

In Eventi by Angelica Scaroni

WANNA RIOT – Tribute Rancid da Mantova
Damiano Cason (voce/chitarra)
Patrick Menozzi (voce/basso)
Giovanni Bottoglia (chitarra)
Fabio Baresi (batteria)
https://www.facebook.com/Rancidi/
JURY RING – da Mantova
L’ex e l’attuale bassista degli “Omini Verdi” si ritrovano in uno stesso gruppo dopo l’esplosione di una supernova: l’energia rilasciata è quella del rock’n’roll e del punk per un revival sempreverde che non lascia indietro nessuno, nonostante l’alta velocità.
Giacomo Moretti (voce/chitarra)
Patrick Menozzi (basso/voce)
Fabio Trezza (chitarra)
Maurizio Morbini (batteria)
Inizio evento ore 22.
Evento rivolto ai soci Arci.

“When i got the music, I got a place to go” Radio

Tim Armstrong e Matt Freeman sono amici da sempre e fondarono insieme, prima dei Rancid, gli Operation Ivy, con i quali appena adolescenti sconvolsero la scena dello ska-punk con un disco, Energy, che venne ristampato varie volte ed entrò nei desideri delle major, alle quali fu sempre rifiutato. In seguito al rifiuto il gruppo si sciolse e dopo due anni di crisi varie Tim Armstrong fonda i Rancid con Matt Freeman, Brett Reed e Billie Joe Armstrong dei Green Day solo alla seconda chitarra sul primo disco del 1993. Quando Billie Joe sceglie i Green Day, al suo posto viene chiamato Lars Frederiksen degli UK Subs. Dopo il successo del 1996, i Rancid diventano una sorta di “galassia” attorno alla quale ruotano Brett Gurewitz dei Bad Religion, Joe Strummer, l’etichetta Hellcat Records, i Transplants, Lars Frederiksen and the Bastards, un progetto solista di Tim Armstrong, alcuni campioni del reggae jamaicano come Jimmy Cliff (The harder they come) e Buju Banton e addirittura un musical scritto e prodotto da Armstrong stesso.

Joe Strummer (cantante dei Clash) diventò grande amico di Tim Armstrong nella seconda metà degli anni ’90, quando fondò i Mescaleros e tornò sulle scene prodotto dalla Hellcat. Morì nel dicembre 2002: l’album dei Rancid Indestructible del 2003 è dedicato a lui (come l’omonima canzone) e al fratello di Lars mancato lo stesso anno (Otherside), e oltre a questi due tragici avvenimenti è fortemente influenzato dal divorzio di Tim Armstrong da Brody Dalle, cantante dei Distillers.

DOVE E QUANDO “… I’ll journey to the end” Journey to the end of the East Bay

“Repubblica Popolare” di Berkely, Bay Area. L’appellativo ironico (ricorda un po’ la nostra Libera Repubblica della Maddalena) è dovuto al fatto che l’area metropolitana di San Francisco è di certo la capitale della cultura di sinistra americana (sia riformista che rivoluzionaria). L’Università di Berkeley è una delle più importanti al mondo, hanno insegnato e insegnano lì molti premi Nobel, e non per niente è stata una delle città in cui la forza e le idee del Movimento del ’68 furono più avanzati (e proprio quest’anno a Oakland, altra città della Bay Area familiare ai Rancid, si è sviluppato il più forte dei movimenti Occupy contro la crisi che hanno seguito Occupy Wall Street e gli indignados). In questo clima di fervore culturale, anche la musica, per noi quella punk, ebbe i suoi apici: oltre ai Rancid, anche NOFX e Green Day.

COME “Oh, Yeah, I wanna riot!” I wanna riot

White Riot cantavano i Clash nel 1977, chiedendo ai giovani bianchi di imitare la comunità jamaicana di Londra che si era rivoltata contro la polizia l’anno prima, scontri ai quali parteciparono Joe Strummer e Paul Simonon, scontri ai quali Brixton si è abituata nei decenni a venire, fino alla tragica rivolta dello scorso anno delle comunità di immigrati nei sobborghi londinesi. Ma negli anni ’90, gli anni della pacificazione, i Rancid cantavano I wanna riot, risvegliando il sentimento di rivolta giovanile di una generazione che sembrava essersi persa nella depressione e nell’ansia con la morte di Kurt Cobain. Tutte musiche del disagio queste, musiche di frontiera e incompatibili: musiche che piacciono a chi ha bisogno di arrabbiarsi quando sta sopra o sotto il palco.
L’innovazione che i Rancid hanno portato alla musica alternativa è certamente l’utilizzo del basso come strumento principale, almeno nei primi due dischi (Rancid – in cui è proprio il basso a disegnare le melodie – e Let’s Go) che li hanno lanciati verso il successo.

PERCHE’ “Correction, I need no direction” Let Me Go

E’ molto probabile che un giorno abbiate bisogno di ritrovare voi stessi, dimenticandovi che siete già lì, che avete continuato ad esistere e a riprodurvi più o meno volontariamente in maniera sempre diversa fino a diventare quella persona lì, che adesso vuole riscoprire le proprie origini. Ecco, i Rancid fanno parte delle basi, delle fondamenta, senza le quali non saremmo qui oggi (pare logico dirlo, ma non è così – pensate a quanto sia ormai difficile parlare oggi di antifascismo, eppure senza di quello non saremmo quello che siamo). Certo, non solo loro: ma chi altro ci avrebbe permesso una miscela tale di passione, rabbia, impegno, amore e in fondo anche divertimento? I Nirvana ci avrebbero permesso di versare una lacrima, i Rage Against The Machine di tornare ad impegnarci per un mondo più giusto, i Clash di aver voglia di ricominciare a suonare. I Rancid, pur non paragonabili artisticamente ai sopra citati, ci permettono di fare tutte e tre le cose insieme. Di più, di sorriderci con un cenno d’intesa per una Time Bomb qualsiasi.

“Playback, rock and roll come and save me
It’s a safe bet that you will never ever betray me
And I’ll give back everything that you gave me
And I know that no one can ever ever contrain me

And I won’t get bogged down like some American consumer, nah
I’m dancing now to a whole different drummer
And I’ll keep listening to the great Joe Strummer
Cause through music we can live forever

And I know I’m indestructible
And I know I’m indestructible tonight” Indestructible